LA POLITICA DELLE ALLEANZE. UNA DIMENSIONE PSICHICA E SIMBOLICA

QUESTO SAGGIO DI MANUELA BARBAROSSA , SCRITTO E PUBBLICATO  NEL SETTEMBRE DEL 2017 , HA  SUSCITATO UN FORTE INTERESSE .

IN MOLTI HANNO DOMANDATO UNA RIEDIZIONE.

 

LA POLITICA DELLE ALLEANZE.
UNA DIMENSIONE PSICHICA E SIMBOLICA
di Manuela Barbarossa

Settembre 2017

E’ un’epoca storica nella quale la politica si avvale in
forma molto disinvolta del concetto di “alleanza”.
Lo utilizza spesso come se fosse un concetto
dinamicamente limpido, semplice e normale nella
sua applicazione e nel suo significato.
L’alleanza tra forze politiche differenti si rende
necessaria per vincere le elezioni e portare avanti
un programma di governo.
Si può pensare ad alleanze all’interno dello stesso
orientamento politico, ma anche ad alleanze tra
gruppi o partiti che rappresentano orientamenti
differenti. L’importante è allearsi a fin di bene. Per
governare e non andare verso una débâcle sociale e
una ingovernabilità dell’esistente. Spettro del caos.
Nulla di più logico e soprattutto di più fondamentale.
Ma da un punto di vista psicoanalitico, la logica, si
sa, lascia spazio all’inconscio, ad un’altra logica, non
meno fondante e illuminante. Sicuramente ad una
logica disvelante ciò che sta dietro la superficie.
Quando parliamo di alleanza in verità dobbiamo
fare molta attenzione, perchè ci inoltriamo in un
terreno non così chiaro e limpido.
Partiamo da un presupposto analitico. Tutte le
dinamiche relazionali e sociali che poniamo in
essere affondano le proprie radici molto lontano,
altrove, dove l’umanità ha iniziato ad organizzarsi
in gruppi, in bande, in piccole tribù, in clan.
Ogni forma di relazione ha la sua origine.
L’evoluzione psichica, pulsionale, simbolica, ma
anche sociale, ha prodotto inevitabilmente differenti
forme di convivenza sostenute da altrettanto
differenti dinamiche pulsionali e psichiche.
Bande, Tribù, Clan di fratelli, adoratori di totem,
orde primordiali, sono originariamente realtà
organizzative che si muovono, si alleano, si
combattono, e poi si riappacificano, si relazionano.
Tutti questi fenomeni comunitari con le loro
dinamiche pulsionali hanno dato vita nella storia, ad
uno sviluppo del nostro “stare insieme”, dalla sua
forma più semplice alla più complessa.
Dalla più arcaica alla più moderna.
Ma ogni “stare insieme”, ogni convivenza, ogni
forma di organizzazione e di creazione di
coesistenza ha le sue leggi psichiche profonde e le
sue radici primordiali.
Ad ogni forma di organizzazione collettiva, politica
e sociale corrispondono dinamiche pulsionali
specifiche. Costellazioni psicologiche differenti.
Fantasmi inconsci diversi. Regressioni e evoluzioni.
Parliamo dunque dell’alleanza, della quale mi si
domanda. Parliamo di questo patto divenuto una
sorta di caratteristica dell’essere della politica dei
nostri giorni. Il suo fondamento.
In essa, nell’alleanza, scorgiamo innanzi tutto il
prevalere di una funzionalità dello stare insieme
finalizzata ad uno scopo strumentale. Nel nostro
caso attuale la così detta “governabilità”.
All’aspetto “strumentale” fa eco una forma di
organizzazione psicologica molto primitiva,
sostenuta dalla volontà di dominio, di rivalsa, da una
volontà di potenza.
Pensiamo all’Antico Testamento. A quel patto tra
Dio e Mosè che garantiva al suo popolo la conquista
della Terra promessa e la vittoria sui nemici,
esigendo in cambio l’osservanza delle leggi scolpite
sulle Tavole della Legge.
Vediamo come in questo patto, da un punto di vista
simbolico, si intravvede in tutta la sua luce il valore
strumentale dell’alleanza finalizzata ad una
conquista e ad una forma di obbedienza garantita.
Le regole che governano l’alleanza non possono
essere democratiche e paritarie, ma prevedono, in
quanto strumentali e fondate sulla volontà di
conquista di potenza, di un raggiungimento di uno
scopo, una distribuzione di ruoli e del potere stesso.
Nell’alleanza non può vigere un vero spirito
democratico, poiché al contrario di ciò che potrebbe
sembrare, la convivenza di parti differenti o di
persone differenti, o di gruppi differenti, non solo
fanno leva sulla strumentalità del rapporto, ma
essendo l’alleanza per definizione contro altri e per
la conquista di qualche cosa, i ruoli debbono essere
ben definiti in base a tante considerazioni. Non in
ultimo alla forza che tu Stato, gruppo, individuo
porti all’interno del patto stesso. Forza militare,
forza numerica, forza strategica.
Le alleanze falliscono quando tale distribuzione di
ruoli o di potere non trova consensi tra le parti.
Non importa se ci uniscono ideali o ci dividono
visioni del mondo e della vita. L’alleanza è per sua
natura funzionale, pragmatica, utilitaristica e
trasforma lo stesso fine utilitaristico in ideale.
In questo caso gli ideali sono mezzi, non sono fini.
Cosa ne direbbe Kant?
L’allenza ha le sue regole sociali e psicologiche. E’
gerarchica.
Arcaicamente era la forma di rapporto tra bande o
gruppi o individui primordiali che si alleavano e
stringevano patti funzionali per spodestare un
potente e prenderne il posto; Per conquistare un
territorio; Per combattere dei nemici.
Non si può non cogliere in questa organizzazione
psichico-pulsionale arcaica una costitutiva
componente aggressivo-distruttiva rivolta contro
l’altro, stigmatizzato come “nemico”. Mi alleo con te
contro l’altro.
Siamo ai primordi dell’umanità, quando si inizia a
ribellarsi al capo tribù totalitario che governa tutti
come un padre-padrone. Ci si organizza e i fratelli si
alleano per spodestarlo.
Storicamente le alleanze hanno avuto la lor ragion
d’essere. Ma ciò che ci insegna la storia anche
psicologica è che l’alleanza, visti i suoi presupposti
psichici e sociali, vista la sua natura e compagine,
può funzionare in corrispondenza di una
emergenza, di un pericolo, di una presa di potere.
Superata questa condizione, si supera la condizione
dell’alleanza, risolvendola in una forma differente di
coesistenza. Alrimenti diventa una forma di potere
occulto dei gruppi alleati.
Se ciò non accade, se non si supera il governo
dell’alleanza, il vivere in una costante forma di
emergenza fa sorgere sentimenti nostalgici di
quando governava il padre padrone. Si stava meglio,
quando si stava peggio.
La banda che arcaicamente si forma attraverso il
patto di alleanza tra gruppi di fratelli nasce contro il
padre padrone che schiavizza la popolazione, non la
fa accedere al regno della libertà, la tiene soggiogata
con la promessa di sicurezza e di protezione. In
cambio vuole la più assoluta obbedienza, il
mantenimento del proprio potere.
La costellazione storica, la condizione di
emergenza, deve “giustificare” l’alleanza. E
l’alleanza è funzioanle a tale condizione.
In assenza di emergenza e di un nemico contro cui
rivolgere il nostro impulso aggressivo, in assenza di
una conflittualità per la conquista di potere o di
spazi vitali, l’alleanza viene meno e si deve evolvere
in una differente forma di coesistenza. Altrimenti
l’allenza tra gruppi o bande diventa una forma di
potere occulto e cosmetizzato dei gruppi e delle
bande alleate . Diviene un potere autoreferenziale.
L’alleanza, in assenza di conflitto e di emergenza
non è più adeguata a tenere insieme gli individui. Vi
è la necessità e la possibilità di un periodo di pace e
dunque di una differente forma di convivenza.
Emerge dopo la funzionalità dell’alleanza per
risolvere il conflitto, la necessità di ideali per
coesistere.
Vediamo infatti sorgere nell’infanzia dell’umanità,
superata l’emergenza di liberarsi del padre padrone,
una prima forma di coesione ideale, non contro
l’altro ma insieme all’altro. Non più alleanza contro
il padre padrone, il capo tribù, ma coesistenza
pacifica rappresentata dall’adorazione di un Dio, il
Totem, che prende il posto simbolico del padre.
Siamo tutti uguali di fronte ad esso.
Qui affonda le sue radici la prima forma di relazione
democratica, e una prima abbozzata forma di ideale.
Qui cogliamo l’essenza ideale che ha rappresentato
una prima forma di religiosità arcaica. E infatti,
tornando al rapporto tra Dio e Mosè, tra l’alleanza di
Dio con l’uomo, essa è un prototipo simbolico di
alleanza, là dove, di fronte a Dio l’uomo è sempre in
condizioni di emergenza per la sua fragilità fisica e
morale. Ed è sempre in condizioni di obbedienza.
Ancorchè l’avvento della religione cristiana abbia
voluto mettere l’accento più sull’aspetto relazionale
del rapporto di Dio con l’uomo che su quello
dell’alleanza simbolica.
Mentre la funzionalità garantisce l’alleanza, l’Ideale
garantisce la relazione. L’alleanza poggia le sue
radici sull’emergenza, la relazione sulla
pacificazione.
L’attuale politica italiana determinata
massicciamente da alleanze tra gruppi differenti che
si sciolgono, che si ricompattano, che si
ricompongono a destra e a sinistra, e poi al centro, e
si risciolgono, sono l’espressione di uno stare
insieme funzionale, finalizzato a battere il nemico,a
vincere le elezioni e a garantire una governabilità.
L’altrenativa, come ho già detto, sarebbe una débâcle
sociale ed econimica.
Ma per mantenere questa atavica condizione di
esistenza, rappresentata dell’alleanza che sia tra
partiti o tra stati che si alternano nel gioco di
potere, si deve altresì mantenere una condizione
costante di emergenza, di paura, di angoscia in
modo tale da legittimarne l’esistenza e l’attuazione.
E proprio questa condizione di perenne emergenza
immaginaria e nel contempo reale, di perenne
conflittualità, di costante pericolo sociale deve essere
sempre rinnovata, deve mantenersi pervasiva, deve
essere sempre posta in primo piano, creata e
ricreata, in modo tale da indurre a percepire tale
condizione di alleanza tra partiti, quelli che ci
rappresentano, quale unica via di uscita per
garantire una continuità dell’esistente, una
governabiltà.
Da un punto di vista psichico l’individuo, all’interno
di tale contesto, è tenuto in una condizione di
minorità pulsionale e psicologica, là dove il
sentimento dominante dell’insicurezza e della
rabbia, del timore e del bisogno di garanzie
esistenziali, lo conducono a forme regressive di
totalitarismo.
Non è infatti casuale che, questa condizione italiana
della politica, dove l’alleanza tra partiti gioca orami
un ruolo di omeostasi sociale, di atemporalità, di
perennità e dove il percepito è che sono sempre gli
stessi a giocarsi il potere, ora alleandosi con uno ora
con l’altro senza tuttavia non riuscire più a
rappresentare il paese reale e senza riuscire a
garantire nel contempo uno status sociale
accettabile, si sta scivolando verso una condizione
regressiva di desiderio di ritorno al padre padrone
che antecedentemente garantiva sicurezza e pace.
Da qui l’emergere del desiderio inconscio di forme
totalitaristiche e l’illusione di un leader forte, di un
moderno padre padrone capace di farci uscire
dall’emergenza.
Milan