Author Archives: Manuela Barbarossa

“Maresciallo no vax ottiene il reintegro davanti al Tar della Lombardia”

“Maresciallo no vax

ottiene il reintegro davanti al Tar della Lombardia”

ARTICOLO SU “IL CITTADINO”

https://www.ilcittadinomb.it/videos/video/paderno-dugnano-maresciallo-no-vax-ottiene-il-reintegro-davanti-al-tar-della-lo_1053234_44/  

 

 UNA IMPORTANTE VITTORIA IN DIFESA DEI LAVORATORI  DEL DIRITTO AL LAVORO DELLA  DIGNITA’  E DELLA LIBERTA’ 

 

 

 

L’INCANTESIMO DELLA MASSIFICAZIONE di Manuela Barbarossa

L’ INCANTESIMO DELLA MASSIFICAZIONE

          di Manuela Barbarossa

 

Capitolo 1Parola d’ordine:  liquidare l’individuo

 Quest’epoca dell’individuo, della soggettività, non ne vuole sapere proprio nulla, ne vorrebbe decretare il declino dileguando sia l’individuo che la soggettività nel nulla del niente della collettività, della comunità, nel numero, nell’anonimato del così fan tutti.

L’individuo rinvia all’unicità dell’essere e ha sempre portato con sé la potenza della singolarità.  Una potenza rivoluzionaria.

La parola chiave infatti è “singolarità” in tutta la sua forza di individuazione del Sé, che si sviluppa a partire dalla coscienza, quale origine dell’individuazione soggettiva che rende l’uomo libero di scegliere, di pensare, di sviluppare la propria capacità critica.

Si parte dalla coscienza, per arrivare a forme inconsce  di disvelamento della realtà, intuitive oltre che riflessive, che sono al di là della coscienza stessa.

Ma per andare altrove, per andare oltre, nell’aldilà dell’aldiquà. Per sviluppare la conoscenza, fonte alla quale la libertà si abbevera, si deve partire  dallo sviluppo del Sè.

Kierkegaard lega indissolubilmente la soggettività alla libertà di scegliere, la quale apre alla possibilità di una esistenza dove puoi decidere tra il bene e il male.  Da che parte stare.

La scelta è una dimensione psichica forte, importante, che si fonda sulla soggettività, sulla dimensione dell’essere.

Da un punto di vista psichico l’individuo rappresenta la distinzione dall’altro, ciò che è in sé.

E questa identità gli consente di essere.

È interessante andare a scoprire che anche in  biologia  il concetto di individuo significa “un singolo ente … distinto da altri della stessa specie, dotato di caratteri …che ne garantiscono l’unicità”.

E in chimica, ancora, gli individui chimici si contrappongono ai miscugli…..unicità contro miscuglio, distinzione.

La lettura simbolica di queste illuminanti definizioni ci conferma quanto l’identità soggettiva, l’individuo, nella sua specificità, sia eterodosso rispetto alla massa, al gruppo, alla comunità…. eterodosso rispetto a tutto ciò che vorrebbe avere un primato sulla soggettività, la quale definisce l’unicità.

L’essenza dell’essere che si può sintetizzare nel Sono Io della singolarità, si contrappone all’anonimato dell’organizzazione di un divenire sociale massificante e impersonale.

Nella società moderna, quella di massa, una volta bandita ogni forma di singolarità dell’essere, l’individuo, per esistere, deve conformarsi a tutti gli altri, deve omologarsi per sentirsi parte di un tutto.

L’omologazione, la perdita di autonomia individuale, del valore della soggettività propria, il crescente conformismo, sono tutti aspetti sollecitati e subdolamente imposti dalla società di massa, aspetti che divengono una sorta di seconda natura.  Altrimenti sei posto ai margini o avversato.

 Capitolo 2 – L’equivoco.

Vi è in questo processo posto in essere dalla società di massa un pericoloso equivoco.

Tutto ciò che è gruppo, categoria, comunità, lo è solo funzionalmente.

La formazione di una comunità, o di un gruppo, è sempre connessa ad aspetti particolari dell’essere, ad alcune precipue sue connotazioni.

I gruppi, la comunità, sono forme di alleanza che sono una risposta funzionale a dei bisogni.

La stessa società è una formazione funzionale alla sopravvivenza.

È un’alleanza tra individui.

Una particolare organizzazione sociale.

Ma la soggettività trascende ogni forma organizzativa.  La produce e la trascende.

Le forme organizzative che l’umanità si è data, sono un derivato e variano, mentre l’essenza del soggetto, la sua dignità e identità, restano.

Per dirla con Hegel: l’individuazione di sé stessi rappresenta il mantenere la propria identità nel divenire.

Il concetto di identità è dunque un concetto fortemente individuale, e come ci insegna S. Freud, l’identità è innnazi tutto un Io corpo, ovvero la nostra corporeità singola e inviolabile.

Una unità tra mente e corpo.

Il rispetto per l’individuo e la sua unicità è infatti un universale che va al di là del particolare.

Va oltre il fatto che tale individuo abbia caratteristiche determinate per colore della pelle o per credo religioso, o per età. O altro.

Che sia rappresentante di una precisa etnia.

O di un gruppo specifico.

Qualsiasi determinazione dell’essere non può offuscare o limitare l’unicità e la dignità dell’individuo. Di ciscun individuo. Non può negare la sua totalità, la sua soggettività dotata di forme sensibili ed emotive che gli appartengono.

Qualsiasi forma di organizzazione umana deve dunque presupporre sempre il mantenimento della soggettività , del singolo, della sua determinazione e   della singolarità dell’essere.

Ma la soggettività, se espropriata a favore di qualcosa di altro da sè che si impone, da qualcosa che si sostituisce ad essa, come è avvenuto con la società di massa, si aliena e il soggetto perde la propria identità.

Perde sé stesso.

Se il valore dell’individuo si depaupera a favore di altro da sè, ad esempio a favore di un collettivo/massa   indistinto, al soggetto così depauperato della propria identità soggettiva, non rimane che il ruolo di satellite di un pianeta: la società di massa.

Questo cambiamento di prospettiva, sia personale che sociale, sovverte tutti i principi dell’essere e dell’unicità dell’essere e innesta un processo di spersonalizzazione a favore della società/comunità sociale che si impone, con un coup de teatre, essa stessa come soggetto al posto dell’individuo, ne prende il posto e detta nuovi principi e nuove regole, che vanificano il primato dell’ individuo e i valori che lo sostengono.

L’individuo è così ridotto al ruolo di predicato di un nuovo soggetto: la società di massa, la comunità sociale.

Capitolo 3 – Risposte a domande mai poste

La domanda se l’uomo sia un animale sociale è una domanda ideologica, fuorviante. Poco interessante.

Spesso le questioni nascono da quesiti che sono mal posti e che indirizzano il pensiero là dove lo si vuole far andare.

Nella società di massa, quella che oggi viviamo, la società vince sull’individuo che viene ridotto a predicato, a derivato, a satellite.

E per sostenere questa débâcle della soggettività, è necessario un fine lavoro di cesello psichico.

La società di massa, per imporsi e mantenere il suo primato sull’individuo, per sostituirsi ad esso, utilizza un esprit de finesse: fornisce risposte a domande mai poste.

Le risposte inducono la domanda che viene sollecitata dalle risposte che sono a loro volta già pronte per l’uso.

Ma la domanda quando è suggerita e indotta, non autenticamente e veramente formulata, non serve a nulla poiché non nasce dal pensiero e dall’interrogazione del soggetto, non rappresenta il desiderio di sapere. La libertà del volere. Non diventa ricerca che poi è il vero valore della domanda. Ricerca.

La domanda indotta dalla risposta pronta che la precede, è solo un derivato funzionale alla risposta confezionata.  La società di massa, essendosi imposta  come soggetto, esige solo predicati, derivati , e  fonda  il suo esistere sull’assunto che l’uomo è un animale sociale.

Ecco la risposta ad una domanda mai fatta.

Ma è poi così rilevante e … rivelante sapere se l’uomo sia o non sia un animale sociale?

Non esiste una ontologia della natura sociale dell’uomo, un istinto primario che spinge alla comunità che non sia quello di sopravvivenza, che rappresenta un impulso all’autoconservazione.

Ma questo impulso non ci indica che l’uomo sia un animale sociale, ovvero dedito al collettivismo …per natura.

Ma solo che tende a collettivizzarsi per vivere. Ed è qui la furbizia della ragione.

Se l’individuo costruisce una “società”, lo fa per necessità, per una forma di alleanza funzionale e dunque la società, in qualità di prodotto dell’essere, è secondaria rispetto all’essere stesso, alla soggettività, all’individuazione e deve porsi al suo servizio.

La noiosa e annosa definizione dell’uomo  animale sociale non è per nulla interessante o  utile a   legittimare la priorità del collettivo.

Ha senso affermare tale assunto  solo ed esclusivamente se si vuole dare  al collettivo, alla comunità, alla società,  un fondamento “naturalistico” “metafisico”, ontologico,  tale da giustificare il cambio di prospettiva.

Dare  al collettivismo una validazione “originaria”.   In questa ottica  è  la società, la collettività , la comunità il vero soggetto  del discorso, e l’individuo è secondario, funzionale alla società. Un suo predicato.

Un fondamento pseudo  “naturalistico” quello dell’uomo animale sociale, ideologico,  che  vorrebbe legittimare la società di massa, la comunità, la dittatura dell’ Altro, ad assumere un valore di posizione che non ha.

La questione vera e sostanziale, che al contrario mantiene la primarità del soggetto, dell’individuo, della sua identità e unicità, è un’altra: quella della relazione.

La relazione intesa come rapporto individuato e significante con ciò che è fuori di sè. Con l’alterità.

È esperienza universale che la vita mette gli esseri in relazione. Ad altri esseri, alla natura, all’universo.  La relazione apre   all’altro . Apre allo spirito.

La relazione è il vero fondamento dell’essere, in quanto nella relazione il soggetto trova se stesso, lo spazio per esser ciò che è e lascia all’altro lo stesso spazio di esistenza.

La relazione è la struttura dialettica attraveso la quale l’identità di ciascuno resta tutelata nel rispetto dell’autenticità dell’essere e dell’altro.

La relazione è il luogo che “lega” il soggetto all’altro da sé, senza dover abdicare alla propria singolarità. E’  aperta alla dimensione della scelta. E dunque della libertà.

Ma abbiamo oramai compreso  che la  società, nell’epoca moderna, non è più solo una forma di organizzazione collettiva che ha come fine l’autoconservazione e  lo sviluppo e il rispetto della singolarità, la tutela dell’individuo.

La società di massa, la comunità sociale, si è è autoproclamata lei stessa il soggetto del discorso, lei stessa è divenuta un corpo identitario che prende il sopravvento sul singolo.

Da qui la necessità di liquidare l’individuo e prenderne il posto. Assoggettarlo a sè. E cambiare la prospettiva.

Come in quei films, inquietanti, che vedono i Robot, costruiti per aiutare l’uomo per consentirgli una migliore qualità di vita, prendere il sopravvento, ucciderlo o schiavizzarlo e divenire loro i veri “soggetti” del mondo.

La società moderna che avrebbe dovuto essere una forma di organizzazione finalizzata a tutelare l’individuo si è ribellata a questo ruolo di “servizio” e ha voluto divenire lei stessa “individuo”, il soggetto del discorso.

Capitolo 4 – La società di massa.

Idealizzare, deificare la società, farla diventare il vero “soggetto” moderno che deve sostituirsi all’individuo, necessita di alcuni passaggi.

Prima di tutto una società di massa, in quanto tale, deve liquidare la soggettività, l’unicità dell’essere.  Proporsi lei come soggetto al suo posto.

Deve poi attuare una trasformazione sia psicologica che antropologica, una inversione dei valori e dei perimetri che fondano la soggettività.

Al suo posto deve instaurare una sorta di “opens space dell’anima”.

E credo che questa definizione offra  una esatta fotografia dei nostri giorni.

I valori che difendono l’individuo e la sua integrità fisica e psicologica, quell’inviolabile unità di mente e corpo, la sua totalità, la libertà di scelta, l’autodeterminazione, la dignità dell’essere, la privatezza dell’esistere, la singolarità, l’identità corporea propria, devono essere spazzati via.

Si deve necessariamente proporre altri valori, massificanti, antisoggettivi, come il concetto di “partecipazione”, di sacrificio e si deve sviluppare il senso di colpa di non esserti collettivizzato, di non immolarti alla causa collettiva, di non voler dare priorità alla comunità.

Di voler resistere con il tuo insistente e caparbio Sono Io.

Si deve mortificare quell’ingombrante Sono Io – locuzione che promuove l’essere  e la singolarità dell’essere e che indica l’identità e la singolarità.

Bisogna favorire al contrario,  contro il Sono Io , un Ego collettivo, che esalti l‘Io sociale. Un simulacro di Io omologato alla società di massa.

Un gioco di prestidigitazione interessante, quanto patologico, che confonde le menti e mistifica l’esito.

In qusto caso L’Io promosso dalla società di massa resta solo un  pronome grammaticale, che identificato con il noi della società di massa ,  diviene un suo derivato, una appendice.  Si afferma  la  necessità della società di massa, postasi quale unico soggetto del discorso, di  esigere solo predicati.

Quell’Io sono sociale collettivizzato, funzionale alla società di massa, nulla c’entra con l’individuazione e lo sviluppo del Sè.

E neppure con la relazione, quella autentica, che prevede la soggettività, l’individuazione, l’identità propria.

È un Io sociale promosso e sostenuto attraverso una  pervasiva  industria culturale , dalla società di massa. Un Io che afferma che Io ci sono, e che trova la condizione ideale nella massa stessa per esprimersi, per esistere, per provare quel senso di potenza che gli consente  di esserci e dire e fare qualche cosa solo perchè ha il sostegno della  collettività, della massa.

Si sente parte di un tutto.

L’Io sociale promosso dalla società di massa è un Io sono in quanto Io ci sono e sono sostenuto dalla massa, dalla collettività, dalla dittatura della maggioranza.

Dal Noi.

Lontano dalla vera relazione con l’altro, L’Io sociale identificato con la massa, con i valori promossi dalla società di massa, fa proprie le risposte senza mai avere posto le domande.

Segue il branco.

È l’Io sociale massificato, un prodotto, un derivato , è l’omolagazione ….fatta persona.

La società di massa prende il sopravvento, si erge a Dio e crea “l’uomo a sua immagine e somiglianza”: ovvero elimina l’individuo e produce l’Io sociale. Il noi.

L’Io sociale sostiene i valori promossi dalla società di massa, quelli a lei funzionali, come l’abnegazione, come il “tutti insieme appassionatamente”, il concetto di inclusività, antitetico a quello di relazione, concetti vacui, conformati, confezionati, valori che promuovono il nuovo soggetto funzionale: il Noi siamo.

Valori che promuovono la tutela del collettivo, che vanificano l’individuo disgregando la sua libertà di scelta, la sua dignità, il suo corpo del quale entra in possesso sia virtuale che reale.

La promozione di un Io sociale e collettivo, in questa epoca di social (il nome non è casuale!) di “forzate” condivisioni, di collettivizzazione, di relazioni virtuali, di guardonismo sociale, di mimetica, che si sente partecipe di un immaginario noi siamo, induce ad essere “fotocopie” di una identità perduta.

L’Io sono sociale, sostenuto dai mezzi di comunicazione, martellanti, ossessivi, invasivi, diviene simulacro di un Io vanificato e mortificato.

Da qui la spersonalizzazione quale effetto boomerang che si sviluppa nella società di massa che, liquidando l’individuo e la sua singolarità, riportando la società a categorie psicologiche pre-soggettive, arcaiche, determina un aumento delle patologie relazionali e delle patologie connesse alla solitudine, all’isolamento, alla perdita dell’identità dell’essere.

Ed ecco un aumento esponenziale della sindrome denominata Hokikomori tra i giovani, che tendono ad isolarsi, a non relazionarsi, a disconoscere se stessi e il mondo.

Capitolo 5 – L’incantesimo della società di massa

 Nella Seconda guerra mondiale, atroce e terribile, il nazismo, nei campi di concentramento, ha messo dei numeri al posto delle persone, violando l’individuo in tutto ciò che poteva essere violato.

Oltre il limite del dicibile e del pensabile.

Per violare e annullare l’identità soggettiva, ha creato una roboante categoria sociale fasulla, quella di “razza”, funzionale al disegno criminale in atto.

Nel concetto di “razza” ha annullato la singolarità dell’essere vanificandola, capovolgendo gli stessi valori morali ed esistenzaili che sostengono la vita soggettiva.

L’identità dell’essere ciò che siamo.

La propaganda dell’epoca, sostenuta da una schiera di servi e di ideologhi di Stato, si era spinta  addirittura a descrivere impersonali e offensive “tipologie” di  esseri umani, di individui, definendoli attraverso schemi fisici, intellettivi, economici.

La violazione della soggettività, dell’individuo, la sua totalizzante violazione, la cancellazione della singolarità, della dignità soggettiva ha trovato, in una epoca storica dedita alla violenza, nel concetto di razza, il suo apogeo.

Il nazismo ha innanzi tutto dovuto esaltare la massa,  ha dovuto esaltare il Noi, attraverso una campagna denigratoria del singolo,  del soggettivo,  annullandolo  e distruggendolo.

Il singolo va destituito. Non ha rilevanza. È solo un numero.

Deve esistere solo il Noi.

Creata la categoria sociale del Noi, possiamo creare la categoria sociale del loro. Noi e loro.

Due entità impersonali, arcaiche, simbolo di un primitivismo presoggettivo.

Categorie massicce e massificanti, che promuovono una identificazione sociale collettiva.

Nulla di più adeguato a tale scopo che l’utilizzazione del concetto di “razza”, che offre un’opportunità unica: quella di  liquidare l’individuo e sostituirlo con un “collettivo” legittimato da basi genetiche e biologiche. Ontologiche.

La razza! Noi e loro.

E se la società tedesca diviene sotto i colpi del nazismo un enorme e mostruoso Io sono collettivo, trasformatosi inevitabilemente attraverso l’omologazione e l’esaltazione in un accecante Noi siamo …la razza eletta, dall’altra parte, in questo delirio di una società di massa standardizzata, non può non esistere una razza inferiore, che dia valore di verità a quella superiore.

Se non ci fosse il buio, la luce non avrebbe senso.

Nel concetto di “razza”, il collettivismo presoggettivo e antisoggetivo mostra il suo lato primitivo oscuro,  l’apogeo del nulla del niente, il vuoto simulacro del non essere.

La sua orribile e spregevole negligenza di fronte a Dio.

Secondo il pensiero di A. Hitler, consegnato nel libro “la mia battaglia”, il bene comune viene prima del bene privato.

Il collettivo supera il singolo. La società vince sull’individuo.

Le categorie impersonali, le sigle, i numeri, sostituiscono la soggettività, principio di individuazione e di dignità dell’essere.

Viene spazzato via il  Sono Io, che resta l’unica luce nel tunnel gelido della massificazione e dell’ideologia del collettivo /massa, che conduce al vuoto.

Che conduce alla creazione di un esercito di  quegli uomini vuoti che Thomas Stearns Eliot  descrive nella sua poesia “The Hollow Men”.

Là dove viene meno l’individuo, la sua totalità e singolarità, la sua soggettività e dignità a fondamento del tutto, là dove viene bandita la libertà dell’essere, e violato il suo corpo, si apre un baratro.

Se ogni individuo ha valore nella sua singolarità, tutti hanno valore.

Se al contrario la primarietà è data al collettivo, alla comunità, se è l’anonima società di massa ad aver valore, solo coloro che si assoggettano ad essa, che si omologano, che vi si identificano, si salvano. Devi annullarti nel noi.

Solo coloro che sono riconosciuti come “degni” di parteciparvi ,  omologandosi e rinunciando al  Sono Io,  potranno salvarsi.

Un pericolosissimo assunto foriero di ideologia dissennata, violenta e manipolatrice.

In forza del primato della collettività si avvia una suggestione/incantesimo attraverso la propaganda e il condizionamento dello spirito.

L’incantesimo della società di massa che apre all’idea di essere degli eletti, dei privilegiati, di rappresentare   un Noi speciale, risiede nell’illusione di essere parte di un tutto, di una grande famiglia, di una grande collettività, di essere accolti, tutelati, accompagnati nel percorso della vita, alleggerendo le responsabilità dell’essere, la fatica dell’esistenza, della singolarità.

Liberando dalla fatica di pensare, di capire, di essere da solo con te stesso, di relazionarti, di scegliere, la società di massa ti solleva dalla fatica dell’individuazione. Ti indica persino che corpo devi avere . Ti offre un modello identitario al quale aspirare.

È una promessa regressiva di accoglimento, un ritorno ad uno stato infantile, dove qualcuno si occupava di noi, ci diceva cosa fare, cosa non fare, il giusto e l’ingiusto. Ci diceva cosa è bene e cosa è male.

Il Noi, che sostituisce nella società di massa il Sono Io, seduce, ammalia, incanta.

Riconduce ad un rapporto di dipendenza salvifico, ad un infantilismo fuori dal tempo.

Nell’Odissea, Ulisse mostra la potenza dell’incantesimo della regressione, dell’abbandonarsi alla seduzione del nulla del niente, ma resistendo al canto delle Sirene che lo vogliono condurre su una strada senza ritorno, egli rappresenta colui che, non senza fatica, si evolve, si distacca dal primitivo, dalla dipendenza attraverso la ragione e la libertà, individuando la via della fondazione dell’essere.

Capitolo 6 – Il ritorno alla civiltà e alla singolarità dell’essere.

La Costituzione Italiana.

Se riflettiamo su alcuni capisaldi della nostra Costituzione Italiana, comprendiamo come essa sia sorta sulle macerie morali del conflitto lasciatosi alle spalle.

Sulle macerie morali di un collettivismo massificato presoggettivo, preindividuale, che ha riportato drammaticamente la società al primitivismo, ad una condizione esistenziale immaginaria popolata da mostri, demoni e orchi.

Nell’arcaico del non essere, nel quale il nazismo ha fatto piombare il mondo simbolicamente prima della stessa creazione:   in un  buio  privo di vita, in un deserto arido privo di tempo e di spazio.

Dio non è “morto”.

Non si era ancora disvelato, poichè Dio è “l’iniziatore di ogni tempo”. (Sant’Agostino)

E dunque nella nostra Costituzione troviamo principi che identificano l’assoluta necessità di difendere l’individuo e la sua inviolabilità; di riconoscerne la dignità.

I capisaldi della nostra Costituzione Italiana sanciscono con forza e determinazione l’inviolabilità dell’individuo, della sua corporeità, quale principio di identità soggettiva e spirituale. Impossibile affermare il contrario.

Stefano Rodotà nella sua Lectio magistralis ci dice che: “L’essere umano è inviolabile”.  “Tutto comincia nel 1946 con quello che è stato chiamato il Codice di Norimberga, che si apre con queste parole: il consenso volontario del soggetto umano è assolutamente essenziale”. Il concetto di consenso rinvia a quello stato di coscienza che fonda la singolarità dell’essere. Alla libertà di scelta. Ma ancora più importante è ricordare l’ultima parte del secondo comma dell’art. 32 della Costituzione, che tutti si dimenticano di citare. E cioè quello che dice che, anche se opera con legge, il legislatore “non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

La necessità di ribadire questi concetti di dignità dell’essere e della sua inviolabilità soggettiva è purtroppo assolutamente necessaria, poiché l’incantesimo della massificazione e della liquidazione dell’individuo e della sua soggettività, insieme alla sua  libertà di scelta, aleggia nelle menti e fors’anche nei cuori  di chi  ancora , alla fine del secondo conflitto, si identifica  con la massificazione che apre a possibilità di un potere manipolatorio.

La Costituente. . Se andiamo a studiare la Costituente, vediamo che “ Il 28 gennaio 1947 un membro dell’Assemblea di nome Aldo Moro, si presentò in Commissione spiegando che i medici dell’Assemblea gli si erano rivolti chiedendo di introdurre delle limitazioni al potere del legislatore di disporre trattamenti sanitari coattivi.

Dice Aldo Moro,“…Non soltanto ci si riferisce alla legge per determinare che i cittadini non possono essere assoggettati altrimenti a pratiche sanitarie, ma si pone anche un limite al legislatore, impedendo pratiche sanitarie lesive della dignità umana. Si tratta, prevalentemente, del problema della sterilizzazione e di altri problemi accessori”.

Nel 1947 la memoria di certi aberranti fatti era recente.

Si pone il problema della fondamentale libertà individuale che non può non essere garantito dalla Costituzione, quello cioè di affermare che non possono essere imposte obbligatoriamente ai cittadini pratiche sanitarie, se non vi sia una disposizione legislativa, impedendo, per conseguenza, che disposizioni del genere possano essere prese dalle autorità senza l’intervento della legge.

La proposta di Moro venne avversata da diversi costituenti, tra cui Umberto Nobile, primo deputato del Pci subito dopo Togliatti.

Umberto Nobile, del Partito comunista italiano, afferma la necessità e   l’opportunità della sterilizzazione perché “la legge dovrebbe prevenire che siano messi al mondo degli infelici destinati alle malattie ereditarie”.

Dopo ampia ed accesa discussione, in Costituzione si scrisse che il legislatore “non può violare i limiti del rispetto della persona umana”.

Non è una norma generica. È una norma di sbarramento, come precisa bene lo stesso Aldo Moro in Commissione,   per evitare che la legge, per considerazioni di carattere generale e di mala intesa a tutela di interessi collettivi, disponga trattamenti del genere”.

Aldo Moro nel 1947 si riferiva anche  all’irreversibilità degli effetti di determinati trattamenti sanitari che possono essere disposti con legge.

Una persona “si può sbattezzare. Ma ci sono trattamenti sanitari che non sono reversibili. La sterilizzazione è senza dubbio uno di questi trattamenti, ma possiamo aggiungere oggi anche   il vaccino.

I “paletti” che pone il legislatore in questi casi sono due: le risultanze tecniche/scientifiche e la norma di sbarramento voluta da Moro in Costituzione.

La Costituzione sancisce che nessun “sacrificio” che violi la corporeità e la dignità va chiesto all’individuo  a favore della collettività ma all’inverso, dovremmo aggiungere noi, si dovrebbe chiedere alla collettività, intesa come  alleanza  tra individui, il sacrificio per salvare l’identità individuale di ciascuno.

Solo così si può salvaguardare l’universale della soggettività, la libertà e la dignità umana, vanificatesi sotto i colpi della ideologia della società di massa. Del collettivo che si propone come nuovo soggetto identitario.

La condizione che il nuovo soggetto moderno rappresentato dalla società di massa, dalla comunità sociale ti chiede, al contrario, che si rinunci alla singolarità e alla libertà individuale, alla soggettività propria, al corpo proprio,  all’autodeterminazione, alla libertà, e che  l’individuo abdichi dalla propria soggettività e si  consegni alla società di massa, alla comunità sociale attraverso un atto di fede.

Anche la collettività sociale vuole essere adorata.  Come un Dio

Lì, 20 febbraio 2022

 

 

 

 

 

 

L’epistemologia freudiana: dal Progetto a L’interpretazione dei sogni  – Sull’essenza della psicoanalisi  di Manuela Barbarossa

PSICHIATRIA OGGI

PSICHIATRIA OGGI”  n. 1 /2020

Organo ufficiale della Società Italiana di Psichiatria Sezione Lombarda

Tra i numerosi interessanti contributi segnaliamo quello della Fondatrice di PRISMA  Manuela Barbarossa che  si sofferma  sul tema dell’epistemologia freudiana , proponendo una nuova lettura del famoso “Sogno di Irma” di S.Freud. Ma soprattutto in questo scritto l’autrice propone un innovativo  concetto interpretativo della psichicità  , quello del “Sono Io” che diventa una evoluzione del più consolidato concetto  dell’ “Io sono” freudiano.

E’ questo uno studio sul concetto del Sono Io iniziato da Manuela Barbarossa attraverso la sua collaborazione con  la cattedra di Filosofia Morale 2  , nell’ambito dell’indagine sulla soggettività –  uno dei temi fondanti la sua ricerca –   presso l’  Università degli Studi di Milano  e giunto oggi, dopo diverse dissertazioni e pubblicazioni , alla sua più emblematica e suggestiva elaborazione .

 

L’epistemologia freudiana: dal Progetto a L’interpretazione dei sogni  – Sull’essenza della psicoanalisi  di Manuela Barbarossa

 

Manuela Barbarossa al Seminario sulla formazione della Soggettività organizzato dall’Accademia di Studi PRISMA

Coscienza morale e dominio della natura di Manuela Barbarossa

N PUNTO DI VISTA DI UNA FILOSOFA E PSICOANALISTA  CHE  APRE AD UNA DIMENSIONE ANTISPECISTA.

LEGGI   cliccando sul titolo

Coscienza morale e dominio della natura di Manuela Barbarossa

Uno scritto emblematico della psicoanalista e filosofa  Manuela Barbarossa che apre ad una dimensione antispecista  e ad una dimensione metafisica sullo sviluppo della soggettività e del pensiero ideale.

Sulla scorta di questo saggio , il giornalista Stefano Golfari, direttore del mensile  MILANO AMBIENTE  , pubblica sul primo numero della Rivista  in edicola e nelle principali librerie  da lunedi 17 febbraio 2020  UNA INTERVISTA CON L’AUTRICE  sulla questione ANTISPECISTA. 

 

Manuela Barbarossa

Stefano Burbi scrive una lettera aperta a Sergio Mattarella

LETTERA APERTA A SERGIO MATTARELLA

Il Dr. M° Stefano Burbi

Compositore e Direttore d’OrchestraDirettore stabile Orchestra dei Filarmonici di Firenze  Composer in residence per la Canadian Chamber Academy di Toronto

scrive una lettera aperta a Sergio Mattarella .

Uno scritto di forte intesità morale e intellettuale, che dovrebbe  essere  di esempio   a quella, per fortuna ,   piccola parte di   intellighenzia italiana  nella quale è assente  la qualità dell’umiltà che da sempre caratterizza la vera intellighenzia,e  che  si erge a rappresentare,  anche con una certa veemenza  compulsiva,  lo Stato moderno  il quale ,  come afferma Max Weber ,  detiene  “il monopolio legittimo della violenza”. 

Una lettera che a mio avviso  apre alla dimensione della libertà  e alla   profonda comprensione   dei valori fondanti  la civiltà ,   i quali   racchiudono  l’essenza    della  dignità dell’essere e  sottraggono l’individuo alla barbarie e all’alienazione sociale e massificante.

 

Manuela Barbarossa

Milano 3 gennaio 2022

 

L’epoca del disincanto dell’incanto di Manuela Barbarossa

Proponiamo in  apertura un breve saggio

di Manuela Barbarossa

scritto dall’autrice nel marzo del 2020

uno scritto profetico e illuminante  che  mette in guardia  sui danni psichici che la situazione sociale creatasi a causa del Covid 19 e  la sua gestione  stanno producendo

L’EPOCA DEL DISINCANTO DELL’INCANTO

di Manuela Barbarossa

26 marzo 2020 

 

Il compito della cultura come diceva Norberto Bobbio “è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze”. Sarebbe importante, in questo momento critico per il nostro paese, aprire un dibattito cercando di porre in essere quella ricerca della verità che la nostra storia intellettuale ci ha insegnato essere necessaria . Un valore irrinunciabile.

Ma l’impressione diffusa è che la verità ancora ci è negata. Ci sfugge. La verità rimane come un in-sé, in un stato inespresso ed implicito. Potenziale ma non reale. La verità è da qualche parte, la percepiamo , ma non riesce a raggiungerci. Forse perchè ancora nessuno la desidera.
Nel capitolo V “La funzione della filosofia e della cultura“ del saggio Ideale e reale di Luciano Frasconi leggiamo: “Alla crisi dei cosidetti valori, non corrisponde semplicemente l’emancipazione individuale dal peso o dal potere della tradizione, quanto piuttosto un più subdolo asservimento dell’uomo alla società ,,,” Torna alla mente il mito platonico della caverna, dove finchè si sta dentro ad uno spazio angusto e buio, quello della paura, non si vede la luce. E senza la luce si crea la condizione in cui di notte “tutte le vacche sono nere”, per parafrasare una famosa espressione usata da Hegel nella Prefazione alla Fenomenologia dello Spirito. Il senso della differenza, oggi più che mai, in una società che tende a equiparare tutto, ad omologare anche il non omologabile, è fondamentale. La situazione che si è venuta a creare nel
nostro paese, a causa di un lanciato allarme sul corona virus, sta mettendo allo scoperto aspetti inquietanti della cultura, della scienza, interrogativi sulla capacità di un pensiero libero di esprimersi scevro da ogni timore. Interrogativi sui valori.

Importanti a questo riguardo le riflessioni di un grande intellettuale da poco scomparso, Emanuele Severino, che diceva:

«Le spiegazioni della crisi del nostro tempo rimangono molto in superficie anche quando vogliono andare in profondità. Il fenomeno di fondo, che non viene adeguatamente affrontato, è l’abbandono, nel mondo, dei valori della tradizione occidentale; e questo mentre le forme della modernità dell’Occidente si sono affermate dovunque. Un abbandono che si porta via ogni forma di assoluto – e innanzitutto Dio.(…) Muore, dicevo, ogni forma di assolutezza e di assolutismo,
dunque anche quella forma di assoluto che è lo Stato moderno, che detiene – dice Weber “il monopolio legittimo della violenza”. Questo grande turbine che si porta via tutte le forme della tradizione è guidato dalla tecnica moderna – ed è irresistibile nella misura in cui ascolta la voce che proviene dal sottosuolo del pensiero filosofico del nostro tempo. Il turbine travolge anche le strutture statali. Investe innanzitutto le forme più deboli di Stato. (…) La trasformazione epocale di cui parlo non è indolore: il vecchio ordine non intende morire, ma è sempre più incapace di funzionare, soprattutto in Paesi come l’Italia. E il nuovo ordine non ha ancora preso le redini. È la fase più pericolosa (non solo per l’Italia).(Intervista di Silvia Truzzi, Emanuele Severino, l’intervista: “Ecco perché la giovane Italia va in malora”, pubblicata su il Fatto Quotidiano, 17dicembre 2013).

Aspetti inquietanti sull’oblio dei valori occidentali compreso il valore di Dio, che sembra assumere solo un ruolo consolatorio ma non più una funzione metafisica e simbolica che ci riconduca ad un limite, ad un perimetro, il nostro, che ci consenta di alzare lo sguardo altrove, più in là, per uscirne, e ad una fondamentale autoosservazione sul proprio essere nel mondo.

Viene meno l’iconografia angelica che ci richiama all’ordine simbolico e mimetico delle qualità dell’anima. Alla domanda contenuta nel significato del nome dell’Arcangelo Michele, che si traduce in “Chi è come Dio“? La risposta oggi sarebbe … la scienza? La tecnica? Il denaro ?

Si sollevano aspetti inquietanti sul valore della propaganda di massa di storica memoria, che tutto tritura, non solo la verità, ma anche la dignità personale.
Ancora oggi l’utilizzo della propaganda mediatica, giornalistica, informatica, per ottenere consenso e seminare terrore, per ripetere menzogne che divengono a forza di ripeterle “false verità” – un ossimoro – indiscusse e indiscutibili, ricorda ciò che accadde negli anni bui di inizio secolo. La creazione di un pensiero unico, compatto spegne ogni voce non allineata, anche di famosi scienziati, seppur autorevoli. Di intellettuali singoli. Di cittadini pensanti. Il fine, è noto, è quello di avere una risposta sul modello stimolo/risposta (esperimenti su un topolino in gabbia di Wundt), altrettanto compatta e univoca.

Da un punto di vista psicoanalitico oggi in Italia, con il lanciato allarme da corona virus, e le misure restrittive della vita personale e collettiva, si apre uno scenario altrettanto inquietante che mette in gioco la contrapposizione psichica vita/morte, Eros-Thanatos, attivando negli individui ossessioni, angosce, fobie, tutte riconducibili alla paura della morte e del mondo che diviene pericoloso. Come diviene pericoloso il tuo simile che potrebbe infettarti attivando quella paranoia del contagio, sulla quale sono state scritte pagine psicoanalitiche memorabili. E’ significativo ed emblematico che di fronte al pericolo invisibile come un virus del quale puoi vederne solo gli effetti , di fronte alle paure scatenate dalla propaganda che utilizza numeri costantemente serviti al pubblico in un continuum ossessivo, anche se, come già detto, siamo lontani dalla verità, queste paure si situano in uno spazio psichico borderline tra reale e immaginario indotto, dando vita ad una dicotomia tra dentro e fuori, dove il fuori è pericolo e il dentro è sicurezza.
Si sta verificando un trauma collettivo, una attivazione di aspetti fantasmatici depressivi le cui conseguenze psicogene saranno potenti. Ad una Entzweiung, una dissociazione che porta a dubitare di tutto. Nulla è più certo. Ad una forma di alienazione sociale che ha solo connotati patologici e non certo evolutivi. Una contrapposizione tra l’interno e l’esterno, divenuto l’esterno, improvvisamente minaccioso, letale, nefasto e che trova un correlato reale nell’obbligo di essere  costretti a restare chiusi in casa per decreto, a causa di un virus ancora oggi poco chiaro, in tutti i suoi aspetti, anche epidemiologici.

Questa condizione di minorità in cui siamo stati sprofondati, induce ad un ripiegamento su noi stessi di natura regressiva.  Viene meno la possibilità di essere ciò che siamo. E di esserlo nel mondo. Alla luce del sole. Viene meno l’autodeterminazione. Sviliti nel rispetto di noi stessi, e nella nostra più intima sensibilità, siamo stati immersi in un disordine esistenziale indotto dal panico e da un confusione sulla causa di questa situazione.

Ci si domanda dove ci condurrà.

Ma le troppe parole e notizie somministrate continuamente dalla propaganda, come un farmaco, ci porteranno ad una graduale assuefazione, tale per cui diminuirà la loro efficacia. E allora sorgeranno domande. E si cercheranno risposte. Nel frattempo resta nell’inconscio, un pensiero salvificus figlio di quei valori della tradizione occidentale, tenuto silente dall’eccesso di rumore aggressivo e totalizzante; un pensiero sempre attivo come una fiammella, che ci indica che alla fine della strada c’è sempre uno specchio, dove si rifletterà la verità e il tuo sguardo su te stesso.

26 marzo 2020

Coscienza morale e dominio della natura di Manuela Barbarossa

UN PUNTO DI VISTA DI UNA FILOSOFA E PSICOANALISTA  CHE  APRE AD UNA DIMENSIONE ANTISPECISTA.     LEGGI   cliccando sul titolo 

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Coscienza morale e dominio della natura di Manuela Barbarossa 2

Uno scritto emblematico della psicoanalista e filosofa  Manuela Barbarossa che apre ad una dimensione antispecista  e ad una dimensione metafisica sullo sviluppo della soggettività e del pensiero ideale.

Sulla scorta di questo saggio , il giornalista Stefano Golfari, direttore del mensile  MILANO AMBIENTE  , pubblica sul primo numero della Rivista  in edicola e nelle principali librerie  da lunedi 17 febbraio 2020  UNA INTERVISTA CON L’AUTRICE  sulla questione ANTISPECISTA. 

 

PSICHIATRIA OGGI

PSICHIATRIA OGGI

 Si segnala l’uscita  online del numero della Rivista   Psichiatria Oggi – gennaio 2020

http://https://www.psichiatriaoggi.it/

Organo ufficiale della Società Italiana di Psichiatria Sezione Lombarda

Tra i numerosi interessanti contributi segnaliamo quello della Fondatrice di PRISMA  Manuela Barbarossa che  si sofferma  sul tema dell’epistemologia freudiana , proponendo una nuova lettura del famoso “Sogno di Irma” di S.Freud. Ma soprattutto in questo scritto l’autrice propone un innovativo  concetto interpretativo della psichicità  , quello del “Sono Io” che diventa una evoluzione del più consolidato concetto  dell’ “Io sono”.

L’epistemologia freudiana: dal Progetto a L’interpretazione dei sogni  – Sull’essenza della psicoanalisi

 

 

 

LA POLITICA DELLE ALLEANZE. UNA DIMENSIONE PSICHICA E SIMBOLICA

QUESTO SAGGIO DI MANUELA BARBAROSSA , SCRITTO E PUBBLICATO  NEL SETTEMBRE DEL 2017 , HA  SUSCITATO UN FORTE INTERESSE .

IN MOLTI HANNO DOMANDATO UNA RIEDIZIONE.

 

LA POLITICA DELLE ALLEANZE.
UNA DIMENSIONE PSICHICA E SIMBOLICA
di Manuela Barbarossa

Settembre 2017

E’ un’epoca storica nella quale la politica si avvale in
forma molto disinvolta del concetto di “alleanza”.
Lo utilizza spesso come se fosse un concetto
dinamicamente limpido, semplice e normale nella
sua applicazione e nel suo significato.
L’alleanza tra forze politiche differenti si rende
necessaria per vincere le elezioni e portare avanti
un programma di governo.
Si può pensare ad alleanze all’interno dello stesso
orientamento politico, ma anche ad alleanze tra
gruppi o partiti che rappresentano orientamenti
differenti. L’importante è allearsi a fin di bene. Per
governare e non andare verso una débâcle sociale e
una ingovernabilità dell’esistente. Spettro del caos.
Nulla di più logico e soprattutto di più fondamentale.
Ma da un punto di vista psicoanalitico, la logica, si
sa, lascia spazio all’inconscio, ad un’altra logica, non
meno fondante e illuminante. Sicuramente ad una
logica disvelante ciò che sta dietro la superficie.
Quando parliamo di alleanza in verità dobbiamo
fare molta attenzione, perchè ci inoltriamo in un
terreno non così chiaro e limpido.
Partiamo da un presupposto analitico. Tutte le
dinamiche relazionali e sociali che poniamo in
essere affondano le proprie radici molto lontano,
altrove, dove l’umanità ha iniziato ad organizzarsi
in gruppi, in bande, in piccole tribù, in clan.
Ogni forma di relazione ha la sua origine.
L’evoluzione psichica, pulsionale, simbolica, ma
anche sociale, ha prodotto inevitabilmente differenti
forme di convivenza sostenute da altrettanto
differenti dinamiche pulsionali e psichiche.
Bande, Tribù, Clan di fratelli, adoratori di totem,
orde primordiali, sono originariamente realtà
organizzative che si muovono, si alleano, si
combattono, e poi si riappacificano, si relazionano.
Tutti questi fenomeni comunitari con le loro
dinamiche pulsionali hanno dato vita nella storia, ad
uno sviluppo del nostro “stare insieme”, dalla sua
forma più semplice alla più complessa.
Dalla più arcaica alla più moderna.
Ma ogni “stare insieme”, ogni convivenza, ogni
forma di organizzazione e di creazione di
coesistenza ha le sue leggi psichiche profonde e le
sue radici primordiali.
Ad ogni forma di organizzazione collettiva, politica
e sociale corrispondono dinamiche pulsionali
specifiche. Costellazioni psicologiche differenti.
Fantasmi inconsci diversi. Regressioni e evoluzioni.
Parliamo dunque dell’alleanza, della quale mi si
domanda. Parliamo di questo patto divenuto una
sorta di caratteristica dell’essere della politica dei
nostri giorni. Il suo fondamento.
In essa, nell’alleanza, scorgiamo innanzi tutto il
prevalere di una funzionalità dello stare insieme
finalizzata ad uno scopo strumentale. Nel nostro
caso attuale la così detta “governabilità”.
All’aspetto “strumentale” fa eco una forma di
organizzazione psicologica molto primitiva,
sostenuta dalla volontà di dominio, di rivalsa, da una
volontà di potenza.
Pensiamo all’Antico Testamento. A quel patto tra
Dio e Mosè che garantiva al suo popolo la conquista
della Terra promessa e la vittoria sui nemici,
esigendo in cambio l’osservanza delle leggi scolpite
sulle Tavole della Legge.
Vediamo come in questo patto, da un punto di vista
simbolico, si intravvede in tutta la sua luce il valore
strumentale dell’alleanza finalizzata ad una
conquista e ad una forma di obbedienza garantita.
Le regole che governano l’alleanza non possono
essere democratiche e paritarie, ma prevedono, in
quanto strumentali e fondate sulla volontà di
conquista di potenza, di un raggiungimento di uno
scopo, una distribuzione di ruoli e del potere stesso.
Nell’alleanza non può vigere un vero spirito
democratico, poiché al contrario di ciò che potrebbe
sembrare, la convivenza di parti differenti o di
persone differenti, o di gruppi differenti, non solo
fanno leva sulla strumentalità del rapporto, ma
essendo l’alleanza per definizione contro altri e per
la conquista di qualche cosa, i ruoli debbono essere
ben definiti in base a tante considerazioni. Non in
ultimo alla forza che tu Stato, gruppo, individuo
porti all’interno del patto stesso. Forza militare,
forza numerica, forza strategica.
Le alleanze falliscono quando tale distribuzione di
ruoli o di potere non trova consensi tra le parti.
Non importa se ci uniscono ideali o ci dividono
visioni del mondo e della vita. L’alleanza è per sua
natura funzionale, pragmatica, utilitaristica e
trasforma lo stesso fine utilitaristico in ideale.
In questo caso gli ideali sono mezzi, non sono fini.
Cosa ne direbbe Kant?
L’allenza ha le sue regole sociali e psicologiche. E’
gerarchica.
Arcaicamente era la forma di rapporto tra bande o
gruppi o individui primordiali che si alleavano e
stringevano patti funzionali per spodestare un
potente e prenderne il posto; Per conquistare un
territorio; Per combattere dei nemici.
Non si può non cogliere in questa organizzazione
psichico-pulsionale arcaica una costitutiva
componente aggressivo-distruttiva rivolta contro
l’altro, stigmatizzato come “nemico”. Mi alleo con te
contro l’altro.
Siamo ai primordi dell’umanità, quando si inizia a
ribellarsi al capo tribù totalitario che governa tutti
come un padre-padrone. Ci si organizza e i fratelli si
alleano per spodestarlo.
Storicamente le alleanze hanno avuto la lor ragion
d’essere. Ma ciò che ci insegna la storia anche
psicologica è che l’alleanza, visti i suoi presupposti
psichici e sociali, vista la sua natura e compagine,
può funzionare in corrispondenza di una
emergenza, di un pericolo, di una presa di potere.
Superata questa condizione, si supera la condizione
dell’alleanza, risolvendola in una forma differente di
coesistenza. Alrimenti diventa una forma di potere
occulto dei gruppi alleati.
Se ciò non accade, se non si supera il governo
dell’alleanza, il vivere in una costante forma di
emergenza fa sorgere sentimenti nostalgici di
quando governava il padre padrone. Si stava meglio,
quando si stava peggio.
La banda che arcaicamente si forma attraverso il
patto di alleanza tra gruppi di fratelli nasce contro il
padre padrone che schiavizza la popolazione, non la
fa accedere al regno della libertà, la tiene soggiogata
con la promessa di sicurezza e di protezione. In
cambio vuole la più assoluta obbedienza, il
mantenimento del proprio potere.
La costellazione storica, la condizione di
emergenza, deve “giustificare” l’alleanza. E
l’alleanza è funzioanle a tale condizione.
In assenza di emergenza e di un nemico contro cui
rivolgere il nostro impulso aggressivo, in assenza di
una conflittualità per la conquista di potere o di
spazi vitali, l’alleanza viene meno e si deve evolvere
in una differente forma di coesistenza. Altrimenti
l’allenza tra gruppi o bande diventa una forma di
potere occulto e cosmetizzato dei gruppi e delle
bande alleate . Diviene un potere autoreferenziale.
L’alleanza, in assenza di conflitto e di emergenza
non è più adeguata a tenere insieme gli individui. Vi
è la necessità e la possibilità di un periodo di pace e
dunque di una differente forma di convivenza.
Emerge dopo la funzionalità dell’alleanza per
risolvere il conflitto, la necessità di ideali per
coesistere.
Vediamo infatti sorgere nell’infanzia dell’umanità,
superata l’emergenza di liberarsi del padre padrone,
una prima forma di coesione ideale, non contro
l’altro ma insieme all’altro. Non più alleanza contro
il padre padrone, il capo tribù, ma coesistenza
pacifica rappresentata dall’adorazione di un Dio, il
Totem, che prende il posto simbolico del padre.
Siamo tutti uguali di fronte ad esso.
Qui affonda le sue radici la prima forma di relazione
democratica, e una prima abbozzata forma di ideale.
Qui cogliamo l’essenza ideale che ha rappresentato
una prima forma di religiosità arcaica. E infatti,
tornando al rapporto tra Dio e Mosè, tra l’alleanza di
Dio con l’uomo, essa è un prototipo simbolico di
alleanza, là dove, di fronte a Dio l’uomo è sempre in
condizioni di emergenza per la sua fragilità fisica e
morale. Ed è sempre in condizioni di obbedienza.
Ancorchè l’avvento della religione cristiana abbia
voluto mettere l’accento più sull’aspetto relazionale
del rapporto di Dio con l’uomo che su quello
dell’alleanza simbolica.
Mentre la funzionalità garantisce l’alleanza, l’Ideale
garantisce la relazione. L’alleanza poggia le sue
radici sull’emergenza, la relazione sulla
pacificazione.
L’attuale politica italiana determinata
massicciamente da alleanze tra gruppi differenti che
si sciolgono, che si ricompattano, che si
ricompongono a destra e a sinistra, e poi al centro, e
si risciolgono, sono l’espressione di uno stare
insieme funzionale, finalizzato a battere il nemico,a
vincere le elezioni e a garantire una governabilità.
L’altrenativa, come ho già detto, sarebbe una débâcle
sociale ed econimica.
Ma per mantenere questa atavica condizione di
esistenza, rappresentata dell’alleanza che sia tra
partiti o tra stati che si alternano nel gioco di
potere, si deve altresì mantenere una condizione
costante di emergenza, di paura, di angoscia in
modo tale da legittimarne l’esistenza e l’attuazione.
E proprio questa condizione di perenne emergenza
immaginaria e nel contempo reale, di perenne
conflittualità, di costante pericolo sociale deve essere
sempre rinnovata, deve mantenersi pervasiva, deve
essere sempre posta in primo piano, creata e
ricreata, in modo tale da indurre a percepire tale
condizione di alleanza tra partiti, quelli che ci
rappresentano, quale unica via di uscita per
garantire una continuità dell’esistente, una
governabiltà.
Da un punto di vista psichico l’individuo, all’interno
di tale contesto, è tenuto in una condizione di
minorità pulsionale e psicologica, là dove il
sentimento dominante dell’insicurezza e della
rabbia, del timore e del bisogno di garanzie
esistenziali, lo conducono a forme regressive di
totalitarismo.
Non è infatti casuale che, questa condizione italiana
della politica, dove l’alleanza tra partiti gioca orami
un ruolo di omeostasi sociale, di atemporalità, di
perennità e dove il percepito è che sono sempre gli
stessi a giocarsi il potere, ora alleandosi con uno ora
con l’altro senza tuttavia non riuscire più a
rappresentare il paese reale e senza riuscire a
garantire nel contempo uno status sociale
accettabile, si sta scivolando verso una condizione
regressiva di desiderio di ritorno al padre padrone
che antecedentemente garantiva sicurezza e pace.
Da qui l’emergere del desiderio inconscio di forme
totalitaristiche e l’illusione di un leader forte, di un
moderno padre padrone capace di farci uscire
dall’emergenza.
Milan

LA COSCIENZA PERDUTA E LA DERIVA AUTORITARIA

Manuela Barbarossa ad una conferenza del 12 dicembre 2019  a  Rimini

La situazione in Italia è grave. Anzi , gravissima. 

La gravità si accompagna ad una perdita di coscienza e di pensiero. Il reale prende il sopravvento a causa di una “emergenza sanitaria” opaca, attorno alla quale si sta costruendo un percorso di dèbacle  economica,  politica, sociale, psicologica. In poco tempo pare esserci dimenticati chi siamo. Unici sentimenti dominanti: angoscia, paura. La  deriva autoritaria si esplicita nell’applauso generale. Un brutto film già visto ?
La protezione civile scrive: si parla di   
emergenza sanitaria “ogni volta che si creano situazioni critiche che possono incidere sulla salute umana”. Da un punto di vista pratico, viene sottolineata l’importanza di pianificare in modo efficace la “risposta dei soccorsi sanitari” portando avanti, allo stesso tempo, “un’attività di sensibilizzazione sui comportamenti da adottare in caso di rischio”. Inoltre, durante le emergenze “vengono attivate le procedure di soccorso previste nei piani comunali, provinciali e regionali”.

Ma il “corona virus”, una influenza virale  sicuramete severa ,  è tale da attivare una situazione di emergenza sanitaria del tipo attivato in Italia ? Ancorché in Italia, più che essersi attivata una emergenza sanitaria, pare essersi attivata una deriva autoritaria che scarica tutto sui cittadini . Lo Stato ha il dovere di intervenire  subito allestendo   ospedali emergenziali e reperire   personale sanitario. A distanza di due mesi non sembra averlo fatto.

Non c’è tempo di andare in televisione a parlare e a fare interviste. Si deve lavorare per rispondere ad una emergenza sanitaria ovvero pianificare in modo efficace la “risposta dei soccorsi sanitari” non metter i cittadini agli arresti domiciliari.
Non si deve  scaricare l’ incapacità di gestire una emergenza sanitaria sulla società civile.
Il dott. Piero Mozzi, scrive: “
Virus e batteri sono i soli ad aver interpretato perfettamente la globalizzazione. Si spostano col vento, con l’aria, con gli animali, con gli insetti, con gli esseri umani, e magari anche con le merci. Fermarli è come pensare di arrestare il vento alzando le braccia. Bisogna che ci sappiamo adattare e adeguare “
Ma io aggiungerei 
che virus e batteri sono anche  la cosificazione  dell’agire umano dissennato e crudele verso il mondo della natura e degli animali . Il vissuto  che l’uomo venga punito dal divino con le  malattie  pestilenziali  per misfatti compiuti, ci rinvia simbolicamente ai colpevoli comportamenti umani verso il mondo della natura .

Il Coronavirus  ( scrive ancora il dott. Mozzi ) si sparge nelle regioni italiane, portandoci a pensare che il numero di contagi potrebbe essere sottostimato, è assodato che i decessi sono limitati e circoscritti a persone avanti negli anni e con debilitazioni precedenti.  Il Coronavirus si è caratterizzato per un tasso di mortalità contenuto intorno all’1-2%, con una percentuale di guarigioni che l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima al 95 per cento. Se paragoniamo le sue vittime alle 8.000 morti per l’influenza e le sue complicazioni che le statistiche dell’Istituto Superiore di Sanità registrano ogni anno in Italia, sembrerebbe nei fatti poca cosa. Tutto ciò non basta evidentemente a tranquillizzare gli animi e a vincere la psicosi della gente, sgomenta per il ripresentarsi di fenomeni che si vorrebbero confinati a un lontano passato, o circoscritti a zone del pianeta non ancora raggiunte dalla modernità”

La questione appare dunque molto complessa poiché se  l’influenza da corona virus  ,  pone  in sè e per sé  una   emergenza sanitaria , bisognerebbe  come enuncia  la protezione civile pianificare in modo efficace la “risposta dei soccorsi sanitari” portando avanti, allo stesso tempo, “un’attività di sensibilizzazione sui comportamenti da adottare in caso di rischio”.

Ma noi siamo andati oltre , sino  a giungere a decreti che proibiscono la libera circolazione delle persone, che fanno chiudere  scuole, negozi, attività. Che decretano l’ Italia come  se fosse tutta malata. Si blocca tutto. C’è chi vorrebbe una sorta di stato di polizia che controlli che  tutti facciano ciò che questo governo-  ricordo non votato democraticamente – ha decretato. Perchè ?

Perchè il sistema sanitario italiano non è in grado di rispondere a tale situazione pianificando , come dice la nozione di emergenza sanitaria ,  in modo efficace la “risposta dei soccorsi sanitari” portando avanti, allo stesso tempo, “un’attività di sensibilizzazione sui comportamenti da adottare in caso di rischio”. 

Non è mai stato pianificato un piano di emergenza sanitaria. Mai.  Come se non si fosse previsto  un piano di evacuazione e/o  intervento in caso di incendio in un palazzo.

Ancorchè possa essere il corona virus una influenza più aggressiva di  altre, pandemica, non credo più della Sars o dell’Ebola – è  il sistema sanitario italiano che non riesce a rispondere a questo accadimento. E’ al collasso.

E ciò a causa di un depotenziamento dello stesso  messo in atto da anni dai differenti  governi  che hanno chiuso moltissimi  ospedali, che non hanno potenziato  il personale medico e paramedico, non si è potenziata la ricerca,   neppure i  reparti di terapia intensiva, non hanno potenziato i macchinari necessari ,  ma al contrario ne hanno prodotto una riduzione drastica.  Qualcuno dovrebbe fare una ricerca in questa direzione  e  fornire i dati almeno degli ultimi dieci anni per capire quanti ospedali sono stati chiusi , e quanti depotenziati. Quante strutture ospedaliere  ci sono in giro in  Italia chiuse e abbandonate .

Di fronte ad una popolazione che invecchia e di fronte ad una moderna circolazione di persone da ogni parte del mondo per scelta o per necessità. Di fronte soprattutto  ad un mondo crudele  che utilizza gli animali non umani non come esseri viventi , ma come fossero carne da macello, mettendoli in condizioni esistenziali aberranti e creando loro , gli umani , spesso e di conseguenza pandemie di origine animale. Ma l’origine è umana.  Ma anche di un mondo che si nutre di tutto , voracemente, incessantemente ,  che non si ferma davanti a  nulla , interpretando tutto ciò che la natura ha saccheggiandola  come se fosse merce , trasformando i suoi doni in cibo o in altro. Ridurre tutto a disposizione dell’essere umano e dell’industria. Dall’inizio di questa vicenda  si è subito entrati in una dimensione reificata di confusività esistenziale e morale , di una comunicazione  isterica  supportata  di una  vera e propria industria culturale che mina le fondamenta di sicurezze e certezze acquisite,  che ci vuole indirizzare il pensiero e il vissuto in una direzione unica, di un  susseguirsi – e questo è altrettanto  patologico –  di opinioni di medici virologi e non , confuse, contraddittorie, conflittuali. Numericamente eccesive. Ossessive.  E’ immediatamente   iniziata  la solita passerella televisiva di esperti, opinionisti, dove viene detto tutto e il contrario di tutto . Un delirio di massa fomentato, spinto all’estremo da  un sistema di comunicazione malsano, ideologico, costruito, irresponsabile. 

E via i bollettini di guerra quotidiani dove i  numeri che calcolano confusamente morti feriti contagiati , creano  cifre  inesistenti perchè, come detto da alcuni addetti a lavori , il calcolo parte da presupposti errati, ma niente , si deve continuare in questa corsa verso l’Ade sociale Si parla di numero di morti senza capire se sono morti in ospedale o perchè non curati non   essendoci reparti di terapia intensiva adeguati, o perchè già malati cronici. Non si capisce nulla l’informazione non informa, ma crea solo panico.

 E poi ancora , si insiste ,  notizie dettagliate su quanto dura il virus sulle superfici , quanto gira nell’aria, i disegni  del virus  e ancora numeri, che non hanno un significato logico, sanitario, lanciati in mezzo alla folla.

Città vuote, supermercati presi d’ assalto. Come scrive il dott. Piero Mozzi nel suo bellissimo articolo che ho già citato , i morti in Italia erano persone anziane, tranne quello che è deceduto a Como che aveva sessantadue anni, ma era già dializzato, ovvero soffriva di una patologia seria e severa come appunto l’insufficienza renale, che coinvolge anche problemi cardiocircolatori e tutto il sistema immunitario.

Sembra che il virus colpisca le persone anziane, mentre i bambini non verrebbero colpiti forse perché dispongono di difese immunitarie più forti. Magari sono molto più sensibili al comune virus influenzale rispetto al coronavirus.

 Una opinione non certo meno valida  quella del dott. Mozzi ,di quelle di tanti virologi che si contraddicono, che danno cifre poco chiare ,   che creano panico e allarmismo . Il problema c’è.

Un virologo di fama mondiale , il Prof. Giulio  Tarro , premiato come miglior virologo nel mondo nel 2018 collaboratore di Sabin , scopritore del vaccino antipolio, intervistato  sia dall’Avanti  che dal Messina Today , dichiara che quello che sta accadendo in Italia  è un grave errore. “Bisognava subito interrompere i voli dalla Cina, come hanno fatto in Francia . Appena avuto la notizia del’epidemia cinese i cugini francesi si sono preoccupati di raddoppiare i ricoveri di emergenza. Errori madornali di chi ci governa”.E ancora. Il celebre virologo Tarro: “Coronavirus? Contagioso ma poco letale, emergenza scatenata da panico e scelte politiche”Il professore messinese “miglior virologo al mondo 2018” tranquillizza sugli effetti e il futuro del virus ma avverte: “Terapie intensive cancellate dalla politica”. La speranza nel vaccino entro diciotto mesi dagli anticorpi dei soggetti guariti
Anch’egli come il dott. Mozzi dichiara che la vera cura è il nostro sistema immunitario. Ma bisogna fare chiarezza, dire  come stanno le cose, e non lanciare   l’emergenza  pandemica, come se fossimo tutti in pericolo di vita a causa del virus e colpevoli di voler vivere mantenendo almeno le libertà fondamentali.
Non si deve creare panico. Tanto meno immobilizzare una nazione.
Non esiste solo il corpo con le sue fragilità , ma anche la psiche, le cui fragilità sono assai altrettanto  complesse. Creare panico , vuol dire creare uno stress altissimo con attivazione di forme di aggressività  interiore ed esteriore. E lo stress comunque mina lo stesso sistema immunitario.
L’emergenza sanitaria esiste in quanto il sistema sanitario italiano come si è detto,  è depotenziato, con pochi ospedali che hanno  personale limitato e pochissimi reparti di terapia intensiva.   

Chiedere agli italiani dei sacrifici è possibile ,   avviare una deriva autoritario no.

Bisogna spiegare, far capire, chiarire che bisogna rallentare poiché il sistema sanitario italiano è al collasso,  non è in grado neppure di rispondere ad una ondata di influenza da corona virus.

Dobbiamo essere solidali. Premunirci poichè in questo momento chi avesse necessità di curarsi o per il corona virus e per altre patologie non troverebbe risposta .

Convincere tutti a fare un passo indietro  per supportare  tale situazione è possibile   ma non creando  panico, allarmismo da virus/peste o colpevolizzazione.   Ma la deriva autoritaria che mette i poliziotti sulle strade e impedisce la libera circolazione no.

Bisogna ora , subito, immediatamente fermarsi a ragionare e chiedersi cosa stia accadendo.

Ritrovare l’equilibrio, il coraggio di parlare  correttamente, di capire. Ci vuole più silenzio. Ci vuole riflessione insieme all’azione .
Non c’è tempo di andare in televisione a parlare e a fare interviste. Lo stato deve agire nell’interesse  dei cittadini.
Non si deve  scaricare l’ incapacità di gestire una emergenza sanitaria   sulla società civile. Lo Stato deve mettere la sanità in grado di funzionare , di curare.
Dall’inizio di questa vicenda la cultura pare avere  abdicato. Silenzio.

 Eppure è in questi momenti che la cultura deve farsi sentire , dare voce all’invisibile, mantenere la democrazia,  mostrare uno sguardo verso l’alto, verso quell’aldilà  dal factum brutum.

Il Covid-19   ha certamente origine  animale , ma in quanto, come ho già detto, e voglio ripeterlo,   il mondo umano   ha un comportamento terribile , vergognoso  nei confronti degli animali non umani  riducendoli a cose, a strumenti.

E’  necessario fare un piano sanitario che preveda la possibilità di curare in emergenza chi ne ha necessità. La sanità va messa in condizioni di svolgere eticamente ed economicamente la propria funzione per far fronte anche ad una emergenza sanitaria .

Ma è altrettanto necessario non perdere di vista chi siamo. Pensare, interrogarci sulla condizione del nostro essere nel mondo, animali non umani compresi.
Sul massacro che viene perpetrato ogni giorno degli animali non umani  che conduce anche a queste aberrazioni viraliSul dominio dell’uomo sulla natura , dominio che non sappiamo dove ci condurrà.
E’ terribile ascoltare richieste di  derive autoritarie, di chiusura di una nazione, di arresti domiciliari per far fronte ad una emergenza che il governo e la sanità , per incapacità politica ed economica non sanno fronteggiare.
Si stanno ledendo i diritti fondamentali della costituzione  quando , un celebre virologo ci sta dicendo qualche cosa di diverso .

Su Messina Today dell’ 11 marzo leggiamo il Pro Sarro che  dichiara: Faccio mio quanto riportato on-line dal New England Journal of Medecine: “Il tasso di mortalità associato al COVID-19 potrebbe essere considerevolmente inferiore all’1 per cento anziché del 2 per cento riportato da alcuni gruppi, come dichiarato da Anthony Fauci del National Institute of Allergy and Infection Diseas statunitense, sulla base di un rapporto incentrato su 1099 pazienti con COVID-19 confermato in laboratorio provenienti da 552 ospedali cinesi. Questi pazienti presentavano un ampio spettro di gravità della malattia, e se si presume che il numero di casi asintomatici o minimamente sintomatici sia di diverse unità di grandezza superiore a quello dei casi riportati, il caso di fatalità della malattia ricadrebbe molto al di sotto dell’1 per cento. Ciò suggerisce che le conseguenze cliniche complessive del COVID-19 potrebbero in definitiva essere simili a quelle di una grave influenza stagionale, che presenta un tasso di fatalità dello 0,1 per cento circa, o di un’influenza pandemica come quella del 1957 o del 1968, piuttosto che a quelle della SARS e della MERS, caratterizzate rispettivamente da una fatalità del 10 per cento e del 36 per cento (Fonte: popsci.it –New Eng J Med online 2020)”.
Cosa sta accadendo in Italia? Cosa sta facendo l’Europa?  Chiedo che intervenga  contro questa pericolosa deriva autoritaria italiana. Potrebbe essere questo il momento per costruire veramente l’Europa anche con una piano europeo di risposta alle emergenze sanitarie, in modo che non si creino differenze tra paesi che puntano il dito gli uni contro gli altri, e che funga da osservatorio contro la violazione dei diritti fondamentali dell’uomo di libertà e diritto alla cura. 

 3 marzo 2020

 

 

 

 

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Milano Ambiente e Psichiatria Oggi

UN PUNTO DI VISTA DI UNA FILOSOFA E PSICOANALISTA  CHE  APRE AD UNA DIMENSIONE ANTISPECISTA.     LEGGI   cliccando sul titolo 

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Coscienza morale e dominio della natura di Manuela Barbarossa 2

Uno scritto emblematico della psicoanalista e filosofa  Manuela Barbarossa che apre ad una dimensione antispecista  e ad una dimensione metafisica sullo sviluppo della soggettività e del pensiero ideale.

Sulla scorta di questo saggio , il giornalista Stefano Golfari, direttore del mensile  MILANO AMBIENTE  , pubblica sul primo numero della Rivista  in edicola e nelle principali librerie  da lunedi 17 febbraio 2020  UNA INTERVISTA CON L’AUTRICE  sulla questione ANTISPECISTA. 

 

PSICHIATRIA OGGI

PSICHIATRIA OGGI

 Si segnala l’uscita  online del  nuovo numero della Rivista   Psichiatria Oggi – gennaio 2020

http://https://www.psichiatriaoggi.it/

Organo ufficiale della Società Italiana di Psichiatria Sezione Lombarda

Tra i numerosi interessanti contributi segnaliamo quello della Fondatrice di PRISMA  Manuela Barbarossa che  si sofferma  sul tema dell’epistemologia freudiana , proponendo una nuova lettura del famoso “Sogno di Irma” di S.Freud. Ma soprattutto in questo scritto l’autrice propone un innovativo  concetto interpretativo della psichicità  , quello del “Sono Io” che diventa una evoluzione del più consolidato concetto  dell’ “Io sono”.

L’epistemologia freudiana: dal Progetto a L’interpretazione dei sogni  – Sull’essenza della psicoanalisi